EthicaDB •   Publication hypertextuelle et multi-versions de l'Ethique de Spinoza

propositio 4

Pars 5, prop 4
Latin | Appuhn - fr | Elwes - en | Stern - de | Suchtelen - nl | Peña - es | Pautrat - fr | Misrahi - fr     infra (2)  |  haut ^

Non c'è alcuna affezione del Corpo della quale non possiamo formarci un concetto chiaro e distinto.

Nulla est corporis affectio cujus aliquem clarum et distinctum non possumus formare conceptum.

Nulla est corporis affectio cujus aliquem clarum et distinctum non possumus formare conceptum.

Il n'est point d'affection du Corps dont nous ne puissions former quelque concept clair et distinct. (Appuhn - fr)

There is no modification of the body, whereof we cannot form some clear and distinct conception. (Elwes - en)

Es gibt keine Körpererregung, von der wir nicht einen klaren und deutlichen Begriff bilden können. (Stern - de)

Het Lichaam ontvangt geen indruk van welke wij ons niet een of andere heldere en duidelijke voorstelling kunnen maken. (Suchtelen - nl)

No hay afección alguna del cuerpo de la que no podamos formar un concepto claro y distinto. (Peña - es)

Il n’est pas d’affection du corps dont nous ne puissions former un certain concept clair et distinct. (Pautrat - fr)

Il n’y a pas d’affection du Corps dont nous ne puissions former quelque concept clair et distinct. (Misrahi - fr)

demonstratio par 2, prop 38  |  2, prop 12  |  2, prop 13, lem, 2

Latin | Appuhn - fr | Elwes - en | Stern - de | Suchtelen - nl | Peña - es | Misrahi - fr

5, prop 4, demo  - Ciò che è comune a tutte le cose non può concepirsi se non in maniera adeguata; e pertanto non c'è alcuna affezione del Corpo della quale non possiamo formarci un concetto chiaro e distinto. (P. II, Prop. 12; Prelimin. II A 2; Prop. 38).

5, prop 4, demo  - Quae omnibus communia sunt, non possunt concipi nisi adaequate (per propositionem 38 partis II) adeoque (per propositionem 12 et lemma 2 quod habetur post scholium propositionis 13 partis II) nulla est corporis affectio cujus aliquem clarum et distinctum non possumus formare conceptum. Q.E.D.

5, prop 4, demo  - Ce qui est commun à toutes choses ne peut se concevoir qu'adéquatement (Prop. 38, p. II) ; par suite (Prop. 12 et Lemme 2, après le Scolie de la Prop. 13, p. II), il n'est point d'affection du corps dont nous ne puissions former quelque concept clair et distinct. C.Q.F.D. (Appuhn - fr)

5, prop 4, demo  - Properties which are common to all things can only be conceived adequately (II. xxxviii.); therefore (II. xii. and Lemma ii after II. xiii.) there is no modification of the body, whereof we cannot form some clear and distinct conception. Q.E.D. (Elwes - en)

5, prop 4, demo  - Was allen gemeinsam ist, kann nicht anders begriffen werden als adäquat (nach Lehrsatz 38, Teil 2). Folglich gibt es (nach Lehrsatz 12 und Hilfssatz 2, der auf die Anmerkung zu Lehrsatz 13, Teil 2 folgt) keine Körpererregung, von der wir nicht einen klaren und deutlichen Begriff bilden können. -W.z.b.w. (Stern - de)

5, prop 4, demo  - Wat aan allen gemeen is, kan niet anders dan adaequaat worden begrepen (vlg. St. XXXVIII D. II). Derhalve (vlg. St. XII en Hulpstelling II, te vinden achter Opmerking St. XIII D. II) ontvangt het Lichaam geen indruk van welke wij ons niet een of andere heldere en duidelijke voorstelling kunnen maken. H.t.b.w. (Suchtelen - nl)

5, prop 4, demo  - Lo que es común a todas las cosas sólo puede concebirse adecuadamente (por la Proposición 38 de la Parte II), y, por ello (por la Proposición 12, y el Lema 2 que está después del Escolio de la Proposición 13 de la Parte II), no hay afección alguna del cuerpo de la que no podamos formar un concepto claro y distinto. Q.E.D. (Peña - es)

5, prop 4, demo  - Ce qui est commun à toutes ces choses ne peut se concevoir qu’adéquatement (par la Proposition 38, Partie II). Par suite (par la Proposition 12 et le Lemme 2, après le Scolie de la Proposition 13, Partie II), il n’y a pas d’affection du Corps dont nous ne puissions former quelque concept clair et distinct. C.Q.F.D. (Misrahi - fr)

2, prop 38 - Le entità che sono comuni a tutte le cose, e che si trovano egualmente nella parte e nel tutto, non possono essere concepite se non in maniera adeguata.

2, prop 12 - Ogni evento che ha luogo nell'oggetto dell'idea che costituisce la Mente umana deve essere percepito dalla Mente stessa; ossia di quell'evento si darà necessariamente, nella Mente, l'idea: questo significa che, qualora l'oggetto dell'idea che costituisce la Mente sia un corpo, nulla potrà accadere in quel corpo che non sia percepito dalla Mente.

2, prop 13, lem, 2 - Tutti i corpi hanno in comune alcune entità o alcuni caratteri, ossia convengono in alcuni aspetti.

corollarium par 5, prop 4

Latin | Appuhn - fr | Elwes - en | Stern - de | Suchtelen - nl | Peña - es | Misrahi - fr

5, prop 4, cor  - Da questo deriva che non c'è alcun sentimento del quale non possiamo formarci un concetto chiaro e distinto. Un sentimento è infatti l'idea di un'affezione del Corpo, e deve quindi in quanto idea: v. la Proposizione qui sopra implicare un concetto chiaro e distinto.

5, prop 4, cor  - Hinc sequitur nullum esse affectum cujus non possumus aliquem clarum et distinctum formare conceptum. Est namque affectus corporis affectionis idea (per generalem affectuum definitionem) quae propterea (per propositionem praecedentem) aliquem clarum et distinctum involvere debet conceptum.

5, prop 4, cor  - Il suit de là qu'il n'est point d'affection de l'Âme dont nous ne puissions former quelque concept clair et distinct. Une affection de l'Âme est en effet l'idée d'une affection du Corps (Déf. gén. des Aff.) et, en conséquence (Prop. préc.), doit envelopper quelque concept clair et distinct. (Appuhn - fr)

5, prop 4, cor  - Hence it follows that there is no emotion, whereof we cannot form some clear and distinct conception. For an emotion is the idea of a modification of the body (by the general Def. of the Emotions), and must therefore (by the preceding Prop.) involve some clear and distinct conception. (Elwes - en)

5, prop 4, cor  - Hieraus folgt, daß es keinen Affekt gibt, von dem wir nicht einen klaren und deutlichen Begriff bilden können. Denn ein Affekt ist die Idee einer Körpererregung (nach der allgemeinen Definition der Affekte), welche daher einen klaren und deutlichen Begriff in sich schließen muß. (Stern - de)

5, prop 4, cor  - Hieruit volgt dat er ook geen aandoening bestaat, van welke wij ons niet een of andere heldere en duidelijke voorstelling kunnen vormen. Immers een aandoening is de voorstelling van een lichaamsindruk (vlg. Alg. Definitie der Aand.), welke voorstelling dus (vlg. voorgaande St.) een of ander helder en duidelijk begrip moet insluiten. (Suchtelen - nl)

5, prop 4, cor  - De aquí se sigue que no hay ningún afecto del que no podamos formar un concepto claro y distinto. Pues un afecto es la idea de una afección del cuerpo (por la Definición general de los afectos), y, por ello (por la Proposición anterior) debe implicar un concepto claro y distinto. (Peña - es)

5, prop 4, cor  - Il suit de là qu’il n’y a pas d’affect dont nous ne puissions former quelque concept clair et distinct. L’affect est en effet l’idée d’une affection du Corps (par la Définition générale des Affects) et par conséquent (par la Proposition précédente) elle doit envelopper quelque concept clair et distinct. (Misrahi - fr)

5, prop 4 - Non c'è alcuna affezione del Corpo della quale non possiamo formarci un concetto chiaro e distinto.

scholium par 1, prop 36  |  2, prop 40  |  5, prop 2  |  4, prop 61  |  3, prop 31, cor   |  4, prop 37, sc 1  |  4, prop 37, alit  |  4, prop 59  |  3, prop 3

Latin | Appuhn - fr | Elwes - en | Stern - de | Suchtelen - nl | Peña - es | Misrahi - fr     infra (1)

5, prop 4, sc  - Dato che non c'è cosa alcuna da cui non derivi qualche effetto, e dato che noi conosciamo in maniera del tutto chiara e distinta ciò che deriva da un'idea che in noi è adeguata, ne consegue che ciascuno ha il potere di conoscere sé e i suoi sentimenti (se non in assoluto, almeno in parte) in maniera chiara e distinta, e può di conseguenza fare in modo di patirne meno. Proprio a questo, pertanto, ci si deve dedicare col maggiore impegno: così da arrivare a conoscere in maniera chiara e distinta, per quanto è possibile, ciascun sentimento; in modo che la Mente sia determinata, sulla base di un sentimento, a pensare le cose che essa vi percepisce in maniera chiara e distinta e nel cui pensiero si trova perfettamente a suo agio; in modo, ancora, che il sentimento stesso sia separato dal pensiero della sua causa esterna e sia invece collegato a pensieri veri, cioè a concezioni, costruite dalla Mente o altrimenti acquisite, delle quali la Mente ha la piena padronanza. Da questa nuova situazione risulterà non solo che l'Amore e l'Odio eccetera saranno annullati, ma che anche gli appetiti, o Cupidità, che sogliono nascere dal sentimento in esame, non possano avere eccesso. Si deve infatti tener presente in primo luogo che è a causa di un solo appetito, il medesimo in entrambi i casi, che un umano viene considerato ora attivo, ora passivo. Per esempio, abbiamo visto che la natura umana è congegnata in modo tale che ognuno desidera che tutti gli altri vivano secondo il suo criterio: ma questo desiderio, in un umano che non è guidato dalla Ragione, è una passione, che ha nome Ambizione e che non differisce molto dalla Superbia; mentre in un umano che regola la sua vita sulle direttive della Ragione questo desiderio è un'azione, ossia una virtù, che si chiama Civismo consapevole. Nello stesso modo tutti quanti gli appetiti, o Cupidità, sono passioni in quanto s'originano da idee inadeguate; ma sono espressioni di virtù quando sono mossi o prodotti da idee adeguate. E questo mezzo di correggere e di rendere utili i sentimenti (torno ora al punto di partenza), che consiste nella conoscenza vera dei sentimenti stessi, è in assoluto il migliore fra quelli che sono in nostro potere: dato che non c'è altra potenza che la Mente abbia oltre a quella di pensare e di formare idee adeguate: come abbiamo mostrato più sopra. (P. I, Prop. 36; P. II, Prop. 40; P. III, Prop. 3; Chiarim. d. Prop. 31; P. IV, Prop. 37, suo Chiarim., sua Dimostr. 2a; Prop. 59; Prop. 61; P. V, Prop. 2).

5, prop 4, sc  - Quandoquidem nihil datur ex quo aliquis effectus non sequatur (per propositionem 36 partis I) et quicquid ex idea quae in nobis est adaequata, sequitur, id omne clare et distincte intelligimus (per propositionem 40 partis II) hinc sequitur unumquemque potestatem habere se suosque affectus, si non absolute, ex parte saltem clare et distincte intelligendi et consequenter efficiendi ut ab iisdem minus patiatur. Huic igitur rei praecipue danda est opera ut unumquemque affectum quantum fieri potest clare et distincte cognoscamus ut sic mens ex affectu ad illa cogitandum determinetur quae clare et distincte percipit et in quibus plane acquiescit atque adeo ut ipse affectus a cogitatione causae externae separetur et veris jungatur cogitationibus; ex quo fiet ut non tantum amor, odium etc. destruantur (per propositionem 2 hujus) sed ut etiam appetitus seu cupiditates quae ex tali affectu oriri solent, excessum habere nequeant (per propositionem 61 partis IV). Nam apprime notandum est unum eundemque esse appetitum per quem homo tam agere quam pati dicitur. Exempli gratia cum natura humana ita comparatum esse ostendimus ut unusquisque appetat ut reliqui ex ipsius ingenio vivant (vide corollarium propositionis 31 partis III) qui quidem appetitus in homine qui ratione non ducitur, passio est quae ambitio vocatur nec multum a superbia discrepat et contra in homine qui ex rationis dictamine vivit, actio seu virtus est quae pietas appellatur (vide scholium I propositionis 37 partis IV et II demonstrationem ejusdem propositionis). Et hoc modo omnes appetitus seu cupiditates eatenus tantum passiones sunt quatenus ex ideis inadaequatis oriuntur atque eaedem virtuti accensentur quando ab ideis adaequatis excitantur vel generantur. Nam omnes cupiditates quibus ad aliquid agendum determinamur, tam oriri possunt ab adaequatis quam ab inadaequatis ideis (vide propositionem 59 partis IV). Atque hoc (ut eo unde digressus sum revertar) affectuum remedio quod scilicet in eorum vera cognitione consistit, nullum praestantius aliud quod a nostra potestate pendeat, excogitari potest quandoquidem nulla alia mentis potentia datur quam cogitandi et adaequatas ideas formandi, ut supra (per propositionem 3 partis III) ostendimus.

5, prop 4, sc  - Puisqu'il n'y a rien d'où ne suive quelque effet (Prop. 36, p. I) et que nous connaissons clairement et distinctement (Prop. 40, p. II) tout ce qui suit d'une idée qui est adéquate en nous, il suit de là que chacun a le pouvoir de se connaître lui-même et de connaître ses affections, sinon absolument, du moins en partie, clairement et distinctement et de faire en conséquence qu'il ait moins à en pâtir. A cela nous devons travailler surtout, à connaître, veux-je dire, autant que possible chaque affection clairement et distinctement, de façon que l'Âme soit déterminée par chaque affection à penser ce qu'elle perçoit clairement et distinctement, et où elle trouve un plein contentement ; et pour qu'ainsi l'affection elle-même soit séparée de la pensée d'une cause extérieure et jointe à des pensées vraies ; par où il arrivera que non seulement l'Amour, la Haine, etc., seront détruits (Prop. 2), mais que l'appétit aussi et les Désirs naissant habituellement de cette affection ne pourront avoir d'excès (Prop. 61, p. IV). Car il faut noter avant tout que c'est un seul et même appétit par lequel l'homme est dit également bien actif et passif. Par exemple, nous avons montré qu'en vertu d'une disposition de la nature humaine chacun appète que les autres vivent selon sa propre complexion (Scolie de la Prop. 31, p. III) ; dans un homme qui n'est pas dirigé par la Raison, cet appétit est une passion appelée Ambition et qui ne diffère guère de l'Orgueil ; au contraire, dans un homme qui vit suivant le commandement de la Raison, c'est une action, c'est-à-dire une vertu appelée Moralité (voir Scol. 1 de la Prop. 37, p. IV, et démonstration 2 de cette même Prop.). Et de cette manière tous les appétits, ou Désirs, sont des passions en tant seulement qu'ils naissent d'idées inadéquates ; et ces mêmes mêmes Désirs sont tenus pour vertus quand ils sont excités ou engendrés par des idées adéquates. Tous les Désirs en effet, par ou nous sommes déterminés à faire quelque chose, peuvent naître aussi bien d'idées adéquates que d'inadéquates (Prop. 59, p. IV). Et, pour revenir au point d'où je me suis écarté dans cette digression, outre ce remède aux affections qui consiste dans leur connaissance vraie, on n'en peut concevoir aucun autre plus excellent qui soit en notre pouvoir, puisqu'il n'y a d'autre puissance de l'Âme que celle de penser et de former des idées adéquates, ainsi que (Prop. 3, p. III) nous l'avons montré précédemment. (Appuhn - fr)

5, prop 4, sc  - Seeing that there is nothing which is not followed by an effect (I. xxxvi.), and that we clearly and distinctly understand whatever follows from an idea, which in us is adequate (II. xl.), it follows that everyone has the power of clearly and distinctly understanding himself and his emotions, if not absolutely, at any rate in part, and consequently of bringing it about, that he should become less subject to them. To attain this result, therefore, we must chiefly direct our efforts to acquiring, as far as possible, a clear and distinct knowledge of every emotion, in order that the mind may thus, through emotion, be determined to think of those things which it clearly and distinctly perceives, and wherein it fully acquiesces: and thus that the emotion itself may be separated from the thought of an external cause, and may be associated with true thoughts; whence it will come to pass, not only that love, hatred, &c. will be destroyed (V. ii.), but also that the appetites or desires, which are wont to arise from such emotion, will become incapable of being excessive (IV. lxi.). For it must be especially remarked, that the appetite through which a man is said to be active, and that through which he is said to be passive is one and the same. For instance, we have shown that human nature is so constituted, that everyone desires his fellow-men to live after his own fashion (III. xxxi. note); in a man, who is not guided by reason, this appetite is a passion which is called ambition, and does not greatly differ from pride; whereas in a man, who lives by the dictates of reason, it is an activity or virtue which is called piety (IV. xxxvii note i. and second proof). In like manner all appetites or desires are only passions, in so far as they spring from inadequate ideas; the same results are accredited to virtue, when they are aroused or generated by adequate ideas. For all desires, whereby we are determined to any given action, may arise as much from adequate as from inadequate ideas (IV. lix.). Than this remedy for the emotions (to return to the point from which I started), which consists in a true knowledge thereof, nothing more excellent, being within our power, can be devised. For the mind has no other power save that of thinking and of forming, adequate ideas, as we have shown above (III. iii.). (Elwes - en)

5, prop 4, sc  - Da es nichts gibt, woraus nicht irgendeineWirkung erfolgt (nach Lehrsatz 36, Teil 1), und da wir alles dasjenige, was aus einer Idee, die in uns adäquat ist, folgt, klar und bestimmt erkennen (nach Lehrsatz 40, Teil 2), so folgt daraus, daß jeder die Macht hat, sich und seine Affekte, wenn auch nicht absolut, so doch teilweise, klar und deutlich zu erkennen und folglich auch zu bewirken, daß er weniger von ihnen erleide. Darauf hauptsächlich muß daher unser Bemühen gerichtet sein, daß wir jeden Affekt soviel als möglich klar und deutlich erkennen, damit so der Geist von dem Affekt aus zum Denken dessen bestimmt werde, was er klar und deutlich erfaßt und worin er sich vollständig beruhigt; und so der Affekt selbst von dem Gedanken der äußern Ursache losgelöst und mit wahren Gedanken verbunden werde. Die Folge hiervon wird sein, daß nicht bloß die Liebe, der Haß usw. vernichtet werden (nach Lehrsatz 2 dieses Teils), sondern auch, daß das Verlangen oder die Begierde, welche gewöhnlich aus einem solchen Affekte entspringen, kein Übermaß haben können (nach Lehrsatz 61, Teil 4). Es ist nämlich vor allem zu bemerken, daß es ein und dasselbe Verlangen ist, wegen dessen der Mensch sowohl tätig als leidend heißt. Zum Beispiel, wenn ich gezeigt habe, daß die menschliche Natur so beschaffen ist, daß jeder verlangt, die anderen sollen nach Seinem Sinne leben (s. Anmerkung zu Lehrsatz 31, Teil 3), so ist dieses Verlangen bei einem Menschen, der nicht von der Vernunft geleitet wird, ein Leiden, welches Ehrgeiz heißt und sich vom Hochmut nicht sehr unterscheidet; bei einem Menschen dagegen, der nach dem Gebot der Vernunft lebt, ist es eine Handlung oder eine Tugend, welche Frömmigkeit heißt (s die 1. Anmerkung zu Lehrsatz 37, Teil 4, und den 2. Beweis zu demselben Lehrsatz). Und so sind alle Verlangen oder Begierden nur insofern Leiden, sofern sie aus inadäquaten Ideen entspringen, sie werden aber zu den Tugenden gerechnet, wenn sie von adäquaten Ideen hervorgerufen oder erzeugt werden. Denn alle Begierden, durch welche wir bestimmt werden, etwas zu tun, können sowohl von adäquaten als von inadäquaten Ideen herrühren (s. Lehrsatz 59, Teil 4). Es kann (um wieder auf das zurückzukommen, wovon ich ausgegangen bin) gegen die Affekte kein vortrefflicheres in unserer Macht stehendes Heilmittel erdacht werden als dieses, welches in der wahren Erkenntnis derselben besteht. Denn es gibt ja kein anderes Vermögen des Geistes als das Denken und das Bilden adäquater Ideen, wie oben (Lehrsatz 3, Teil 3) gezeigt worden ist. (Stern - de)

5, prop 4, sc  - Aangezien er (vlg. St. XXXVI D. I) niets bestaat waaruit niet een of andere uitwerking voortvloeit en wij al wat volgt uit een voorstelling, welke voor ons adaequaat is, helder en duidelijk begrijpen (vlg. St. XL D. II), volgt hieruit, dat ieder de macht heeft zichzelf en zijn aandoeningen, zoo niet geheel en al, dan toch ten deele, helder en duidelijk te begrijpen, en bijgevolg er voor te zorgen dat hij er minder van te lijden heeft. Wij behooren ons dus vooral dáárop toe te leggen, om elke aandoening zooveel mogelijk helder en duidelijk te leeren kennen, ten einde zoodoende den Geest, van die aandoening zelf uitgaande, te doen denken aan dingen, welke hij helder en duidelijk begrijpt en waarin hij volkomen berust; daardoor de aandoening te scheiden van haar uitwendige oorzaak en met ware gedachten te verbinden. Het gevolg zal dan zijn dat niet alleen Liefde en Haat te niet gaan (vlg. St. II v.d. D.) maar ook dat de Drang of de Begeerten, welke uit zulk een aandoening plachten voort te komen, niet bovenmatig kunnen worden. (Vlg. St. LXI D. IV). Men vergete namelijk vooral niet dat het éénzelfde Drang is waardoor de mensch nu eens handelt, dan weer lijdt. Zoo hebben wij bijvoorbeeld doen zien dat het met den menschelijken aard aldus gesteld is, dat ieder verlangt dat de overige menschen naar zìjn zin zullen leven (zie Opmerking St. XXXI D. III). Deze Drang nu is bij den mensch, die niet door de Rede geleid wordt, een lijding, welke Eerzucht genoemd wordt en welke niet veel van Hoogmoed verschilt. Daarentegen is hij bij den mensch, die naar de voorschriften der Rede leeft, een handeling of deugd, welke Rechtschapenheid [Vroomheid] heet (zie Opmerking I St. XXXVII D. IV en het tweede bewijs dierzelfde St.). Evenzoo zijn alle andere verlangens of Begeerten slechts in zooverre lijdingen als zij door inadaequate voorstellingen worden opgewekt of daaruit voortkomen. Alle Begeerten toch, waardoor wij tot een of andere handeling gedreven worden, kunnen zoowel uit adaequate als uit inadaequate voorstellingen ontspringen. (Zie St. LIX D. IV).
Er is dus (om tot mijn uitgangspunt terug te keeren) geen voortreffelijker heelmiddel, en dat tevens in onze macht staat, tegen de aandoeningen te bedenken dan hun juiste kennis; aangezien de Geest geen enkel ander vermogen bezit dan om te denken en adaequate voorstellingen te vormen, gelijk wij hierboven hebben aangetoond (vlg. St. III D. III). (Suchtelen - nl)

5, prop 4, sc  - Supuesto que nada hay de lo que no se siga algún afecto (por la Proposición 36 de la Parte I), y dado que todo lo que se sigue de una idea que es en nosotros adecuada lo entendemos clara y distintamente (por la Proposición 40 de la Parte II), se infiere de ello que cada cual tiene el poder —si no absoluto, al menos parcial— de conocerse a sí mismo y conocer sus afectos clara y distintamente, y, por consiguiente, de conseguir padecer menos por causa de ellos. Así, pues, debemos laborar sobre todo por conseguir conocer cada afecto, en la medida de lo posible, clara y distintamente, a fin de que, de ese modo, el alma sea determinada por cada afecto a pensar lo que percibe clara y distintamente, y en lo que halla pleno contento; y a fin de que, por tanto, el afecto mismo sea separado del pensamiento de una causa exterior y se una a pensamientos verdaderos. De ello resultará que no sólo serán destruidos el amor, el odio, etc. (por la Proposición 2 de esta Parte), sino que los apetitos o deseos que suelen brotar del afecto en cuestión tampoco puedan tener exceso (por la Proposición 61 de la Parte IV). Pues ha de notarse, ante todo, que el apetito por el que se dice que el hombre obra y el apetito por el que se dice que padece son uno y lo mismo. Por ejemplo, al mostrar que la naturaleza humana está dispuesta de manera que cada cual apetece que los demás vivan según la propia índole de él (ver Corolario de la Proposición 31 de la Parte III), vimos que ese apetito, en el hombre no guiado por la razón, es una pasión que se llama ambición, y que no se diferencia mucho de la soberbia, y, en cambio, en el hombre que vive conforme al dictamen de la razón, es una acción o virtud, que se llama moralidad (ver Escolio 1 de la Proposición 37 de la Parte IV, y la Demostración segunda de esa Proposición). Y de esta manera, todos los apetitos o deseos son pasiones en la medida en que brotan de ideas inadecuadas, y son atribuibles a la virtud cuando son suscitados o engendrados por ideas adecuadas. Pues todos los deseos que nos determinan a hacer algo pueden brotar tanto de ideas adecuadas como de ideas inadecuadas (ver Proposición 59 de la Parte IV); y (para volver a donde estábamos antes de esta digresión) no hay un remedio para los afectos, dependiente de nuestro poder, mejor que éste, a saber: el que consiste en el verdadero conocimiento de ellos, supuesto que el alma no tiene otra potencia que la de pensar y formar ideas adecuadas, como hemos mostrado anteriormente (por la Proposición 3 de la Parte III). (Peña - es)

5, prop 4, sc  - Puisqu’il n’existe rien dont il ne suive quelque effet (par la Proposition 36, Partie I) et puisque nous comprenons clairement et distinctement tout ce qui suit d’une idée qui est adéquate en nous (par la Proposition 40, Partie II), chacun a le pouvoir de se comprendre lui-même et de comprendre ses affects d’une façon claire et distincte, sinon totalement du moins en partie, et il a par conséquent le pouvoir de faire en sorte qu’il ait moins à les subir. Aussi, ce à quoi nous devons principalement nous appliquer c’est à connaître autant que possible chaque affect clairement et distinctement, de telle sorte que l’Esprit soit déterminé par l’affect à penser avec clarté et distinction ce qu’il perçoit dans cet affect même, et ce en quoi il trouve une entière satisfaction ; et que, par suite, l’affect lui-même soit séparé de la pensée d’une cause extérieure et soit joint à des pensées vraies. Il suivra de là non seulement que l’Amour, la Haine, etc. seront détruits (par la Proposition 2), mais encore que les appétits ou les Désirs naissant d’habitude de tels affects ne pourront pas avoir d’excès (par la Proposition 61, Partie IV). Car il est primordial de noter que c’est par un seul et même appétit que l’homme est aussi bien actif que passif. Nous avons par exemple montré que la nature humaine est ainsi faite que chacun désire que les autres vivent selon sa propre constitution (par le Scolie de la Proposition 31, Partie III) ; et chez un homme qui n’est pas conduit par la Raison, cet appétit est une passion appelée Ambition et qui ne diffère guère de l’Orgueil. Au contraire, chez un homme qui vit sous le commandement de la Raison, c’est une action, c’est-à-dire une vertu appelée Moralité (voir le Scolie 1 de la Proposition 37, Partie IV, et la deuxième Démonstration de cette même Proposition). Ainsi, les appétits ou Désirs sont des passions dans la seule mesure où ils naissent d’idées inadéquates, mais ces mêmes Désirs sont reconnus comme des vertus lorsqu’ils sont excités ou engendrés par des idées adéquates. Tous les Désirs en effet par lesquels nous sommes déterminés à accomplir quelque action peuvent naître aussi bien d’idées adéquates que d’idées inadéquates (voir la Proposition 59, Partie IV). Et ainsi (pour revenir à mon point de départ) on ne saurait concevoir quant aux affects aucun remède qui dépende de notre pouvoir et qui soit supérieur à celui qui consiste dans la connaissance vraie de ces affects, puisqu’il n’existe pas d’autre pouvoir de l’Esprit que celui de penser et de former des idées adéquates, comme nous l’avons montré plus haut (par la Proposition 3, Partie III). (Misrahi - fr)

utilisé(e) par : 5, prop 20, sc 

1, prop 36 - Non esiste alcuna cosa dalla cui natura non derivi qualche effetto.

2, prop 40 - Tutte le idee, che nella Mente si svolgono o seguono o derivano da idee che nella Mente stessa sono adeguate, sono anch'esse adeguate.

5, prop 2 - Se noi riusciamo a separare una commozione dell'animo, ossia un sentimento, dal pensiero della causa esterna che 1' ha prodotta, e a collegarla con altri pensieri, allora l'Amore o l'Odio verso quella causa esterna saranno annullati, e così pure le fluttuazioni d'animo che sorgono da questi sentimenti.

4, prop 61 - La Cupidità che nasce dalla Ragione non può avere eccesso.

3, prop 31, cor  - Da quanto sopra e dalla precedente Prop. 28 deriva che ognuno, per quanto può, si sforza affinché tutti amino ciò che egli ama e abbiano in odio ciò che egli odia.

4, prop 37, sc 1 - Chi, mosso dal solo sentimento, si sforza di far sì che gli altri amino ciò che egli ama e che tutti vivano secondo il suo modo di vedere, agisce unicamente per impulso; e perciò riesce odioso, specialmente scoloro che hanno altri gusti e che s'adoperano con eguale impegno perché gli altri vivano invece secondo il loro giudizio. Dato poi che i beni supremi che gli umani appetiscono per sentimento sono spesso tali da non poter essere posseduti che da un individuo solo, ne consegue che chi ama un bene di quel genere si comporti incoerentemente, e mentre gode di cantar le lodi della cosa amata tema di esser creduto. Chi invece si sforza di guidare gli altri per mezzo della Ragione agisce non per impulso e impetuosamente, ma gentilmente e con benevolenza, ed è perfettamente coerente con se stesso.
Passo ora ad altro: e affermo che io riferisco alla Religiosità tutto ciò che noi desideriamo e che noi operiamo come causa in quanto abbiamo l'idea di Dio, ossia in quanto conosciamo Dio; chiamo invece Civismo consapevole la Cupidità di operare il bene che nasce espressamente dal nostro vivere guidati dalla Ragione. Chiamo poi Correttezza la Cupidità per la quale 1'umano che vive guidato dalla Ragione s'impegna a stringer con gli altri umani legami d'amicizia; e chiamo corretto il comportamento lodato dagli umani che vivono sotto la guida della Ragione, e scorretto o disonesto il comportamento che impedisce il costituirsi dell'amicizia. E con questo, oltre a ciò che concerne i rapporti fra privati, ho mostrato anche quali siano i fondamenti della comunità civile. Quanto poi alla differenza tra la vera virtù e l'impotenza, essa si percepisce facilmente da ciò che ho detto qui sopra: la vera virtù non è altro che il vivere guidati soltanto dalla Ragione; e quindi l'impotenza di un umano consiste semplicemente nel lasciarsi governare dalle cose estranee a lui stesso, e nell'esser determinato da quelle cose ad effettuare le azioni che sono richieste dalla costituzione generica delle cose esterne e non le azioni proprie della sua specifica natura considerata in sé sola. Queste sono dunque le cose che nel Chiarimento della Prop. 18 di questa Parte ho promesso di dimostrare, dalle quali risulta, fra l'altro, come le norme che s'oppongono alla macellazione di animali siano fondate su una vana superstizione e su una compassione sentimentale più che sulla sana Ragione. La Ragione, che si occupa della ricerca del nostro utile, c'insegna a stringere buone relazioni con gli umani, ma non con gli animali (o con le cose), la cui natura è diversa dalla natura umana; come c'insegna che noi abbiamo su animali e cose lo stesso diritto che essi hanno su di noi. Anzi, poiché il diritto di ciascun essere è definito dalla sua propria virtù, o potenza, gli umani hanno sulle bestie diritti di gran lunga più estesi di quelli che le bestie hanno sugli umani. Non che io neghi che le bestie abbiano sentimenti: nego che per tale ragione non ci sia lecito provvedere a quel che ci è utile, e servirci degli animali a nostro piacimento, e usare ad essi il trattamento che meglio ci conviene: dato che la loro natura non s'accorda con la nostra, e che i loro sentimenti sono per natura diversi dai sentimenti umani (v. P. III, Chiarim. d. Prop. 57).

4, prop 37, alit - Un umano amerà con maggiore costanza il bene che egli appetisce per lui stesso, ed ama, se 1' avrà visto amato anche da altri; e perciò si sforzerà perché tutti 1' amino; e poiché un tale bene è disponibile per tutti, e tutti possono goderne, egli si sforzerà, per la medesima ragione, affinché tutti fruiscano di quel bene: e ciò tanto più, quanto più egli stesso fruirà del bene considerato. (P. III, Prop. 31 e sua Conseg.; Prop. 37; P. IV, Prop. 36).

4, prop 59 - A tutte le azioni alle quali siamo determinati da un sentimento che è una passione noi possiamo, astraendo dal sentimento, essere determinati dalla Ragione.

3, prop 3 - Ciò che nell'attività della Mente può chiamarsi Azione s'origina solo da idee adeguate; ciò che può chiamarsi Passione dipende invece solo da idee inadeguate.

utilisé(e) par : 5, prop 4, cor   |  5, prop 14, demo 

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